SOCI ONORARI
Romano Levi (2007)
Romano Levi, grappaiolo e artista, è stato l’ultimo distillatore a fuoco diretto del mondo.
Levi nasce nel 1928 a Neive, nelle langhe cuneesi, dove il padre Serafino, trasferitosi nel 1923 dalla Val Chiavenna, aveva fondato l’azienda che ancora oggi porta il suo nome. Alla guida della distilleria, dopo la prematura scomparsa di Serafino, nel 1933, succede la moglie Teresina. Romano non è nemmeno maggiorenne quando, alla morte in seguito ad un bombardamento della madre, nel 45, con la sorella Lidia prende in mano le redini della distilleria. L’attrezzatura attraverso la quale Levi produceva la sue ormai celeberrima grappa è rimasta fino all’ultimo quella originale, con solo pochi indispensabili ammodernamenti.
Quasi da subito Romano, oltre a distillare la grappa, comincia anche a disegnare, una ad una, di suo pugno le etichette delle bottiglie, oggi ricercate dai collezionisti di tutto il mondo. Le più pregiate sono quelle che ritraggono la misteriosa donna selvatica, una figura che nasce dai ricordi d’infanzia di Romano. A consegnare Levi e la donna selvatica che “scavalica” le colline al mito, basta un articolo su Epoca del dicembre 1971, “l’aristocrazia della grappa”, nel quale Romano viene battezzato da Luigi Veronelli “Il grappaiolo angelico”. Dopo l’ articolo sul New York Times dell’aprile 1987, che lo definisce “Tesoro nazionale vivente”, l’uomo selvatico di Neive diviene una vera e propria celebrità mondiale.
Introverso, guardingo, modesto,testardo, ma anche dotato di grande dolcezza, Romano Levi si definiva un ignaro: “io sono ignaro, i miei uomini sono ignari, non abbiamo studiato; non sono al corrente dei problemi dei distillatori, non so perché la grappa è così, né so cosa contiene,ma vado avanti da ignaro perché i risultati e la gente hanno dato un po’ di ragione a me”.
Romano Levi muore, all’età di 80 anni, il 2 maggio del 2008.
Nell’agosto 2007 la IV edizione del Collecchio Video Film Festival ha dedicato a Romano la mostra video - documentaria Romano Levi e la Donna Selvatica con le foto di Marco Buzzoni e il video L’uomo selvatico di Stefano Chiuri, ultima commovente testimonianza del grappaiolo artista di Neive.
Fondazione Mario Tommasini (2007)
La Fondazione Mario Tommasini nasce a Parma nel 2007, con l’intento di non disperdere e di divulgare il patrimonio culturale e di esperienze di Mario Tommasini, straordinario ed ‘eretico’ uomo politico parmigiano.
La Fondazione è chiamata a conservare la memoria dell'uomo e del politico, ma soprattutto deputata a divenire laboratorio di riflessioni e idee in grado di accrescere e sviluppare i principi ispiratori della vita di Tommasini.
Mario Tommasini, uomo delle Istituzioni, “liberatore dei manicomi, del brefotrofio, del carcere minorile, delle classi differenziali” il più coerente ed innovatore rappresentante degli “ultimi”, di “coloro che non possono aspettare”, ha lasciato un immenso patrimonio di valori, di atti, di realizzazioni, di sogni uniti a tensione propositiva, di stimoli, insomma una “eredità del fare” che costituisce il suo testamento ideale.
Gli uomini tutti, lui per primo, nella sua concreta utopia, dovevano impegnarsi per un nuovo concetto di libertà, per liberare gli emarginati, gli istituzionalizzati, gli ingabbiati, bambini o donne, anziani o giovani che fossero, ovunque ce ne fossero, tanto in Brasile che in Costa d’Avorio, nella Repubblica Dominicana o in Spagna, in Francia o nella ex Jugoslavia, a Colorno o a Sospiro, a Ficarolo, o a Fidenza, a Tiedoli, a Monchio, a Neviano, a Collecchio, a Parma.
Lo hanno riconosciuto a Basilea, nel 1977, conferendogli il premio “Albert Schweitzer”; lo ha riconosciuto il Comune di Parma con il “Premio S. Ilario 1989”; lo hanno riconosciuto uomini e donne di tutte le città, i paesi, i villaggi del mondo in cui Mario Tommasini si è recato. Mario Tommasini ha insegnato che non basta la “solidarietà”, non basta la “comprensione”, ma occorre impegno, volontà, fantasia, sforzo individuale e collettivo per la difesa e la esaltazione della dignità della persona.
Il Collecchio Video Film Festival 2007, a un anno dalla scomparsa, in collaborazione con il Comitato promotore della nascente Fondazione, ha realizzato l’evento speciale Matti da ricordare! – Omaggio a Mario Tommasini, con la proiezione di frammenti dello storico documentario Matti da slegare di Agosti, Bellocchio, Petraglia e Rulli e la tavola rotonda animata da Don Andrea Gallo, Giacomo Giulietti, Bruno Rossi, Dorette Deutsch, Paolo Migone e Riccardo De Cal.
Don Andrea Gallo (2007)
Don Andrea Gallo, sacerdote, nasce a Genova nel 1928.
Ordinato salesiano nel 1959 è incardinato nel 1965 nella Diocesi di Genova. Dopo l’esperienza di cappellano prima nel riformatorio genovese della Nave scuola Garaventa e poi presso il carcere di Capraia, arriva nella Parrocchia del Carmine, sempre a Genova, che diventa luogo di aggregazione per tutta la città e punto di riferimento solidale per emarginati e poveri.
Dopo un tentativo di allontanamento da parte del Cardinal Siri, causato dai suoi metodi eterodossi e anticonformisti, Don Andrea viene accolto alla parrocchia di San Benedetto al Porto da Don Federico Rebora. Qui fonda la Comunità di San Benedetto al Porto, che fin dalla sua nascita nel 1975, offre accoglienza a tutti coloro che si trovano in situazione di disagio, con particolare attenzione al mondo della tossicodipendenza e del disagio psichico, attraverso una proposta di emancipazione fondata sulla partecipazione e il confronto critico con il sociale.
Don Andrea Gallo è stato ospite d’onore del Collecchio Video Film Festival 2007, protagonista dell’evento Matti da ricordare! – Omaggio a Mario Tommasini. Insieme al politico ‘eretico’ parmigiano, di cui fu amico e sodale, e allo psichiatra Franco Rotelli, Don Gallo ha tra l’altro realizzato nel 1988 a Santo Domingo il progetto Todoblanco-Las Mariposas, con la creazione di un albergo equo e solidale affiancato da una Comunità Agricola e da una clinica rurale
Elvira Mujcić (2008)
Elvira Mujcić, scrittrice, è nata nel 1980 in una località serba. Si è trasferita poco dopo a Srebrenica, in Bosnia, dove è vissuta fino all’inizio della guerra, nel 1992. Da Srebrenica si è spostata con sua madre e i fratelli in un villaggio della Bosnia centrale, nella speranza che lì la guerra non arrivasse. Da lì il destino l’ha portata poco dopo in Croazia, dove è vissuta per un anno in un campo profughi. Poi l’arrivo in Italia, dove vive tuttora. Nel 2004 si è laureata in lingue e letterature straniere e si è stabilita a Roma.
Nel 2007 Elvira Mujcić ha pubblicato per Infinito Edizioni, Roma, Al di là del caos – Cosa rimane dopo Srebrenica.
La tragedia della guerra, l’esperienza da profuga prima in Croazia poi in Italia, la lotta per recuperare almeno una parte di "normalità" una volta diventata adulta, il drammatico viaggio di ritorno: sono questi gli ingredienti di un libro scritto per stupire.
Il viaggio ripercorso dall’autrice in Al di là del caos è sia quello fisico, che l’ha portata da Srebrenica all’Italia attraverso la Croazia, sia psicologico, per trovare la salvezza mentale. Accompagnano il libro canzoni e odori che sembrano la colonna sonora di una vita. Al di là del caos è un continuo rimbalzare da qui a lì, dall’Italia alla Bosnia, un continuo cercare un posto per esistere. Ma è anche un atto d’accusa rabbioso nei confronti di un mondo che si dimostra sempre opportunista e non punisce chi si è macchiato di colpe spaventose, come nel caso dei responsabili del genocidio di Srebrenica.
Nell’agosto 2008, Elvira Mujcic ha presentato Al di là del caos al V Collecchio Video Film Festival, nell’ambito del Focus dedicato al tema dei Conflitti. Con Elvira sono intervenuti Michele Chiaruzzi, Ambasciatore di San Marino in Bosnia ed Erzegovina, e Lorenzo Zambernardi, docente presso l’Università di Bologna - Forlì.
Paolo Nori (2009)
Paolo Nori, scrittore, è nato a Parma il 20 maggio del 1963. Dopo aver lavorato come ragioniere in Algeria e in Iraq, si è iscritto all'università laureandosi in Lingue e Letterature straniere. Tornato in Italia ha conseguito la laurea in Lingua e Letteratura Russa presso l'Università di Parma, con una tesi sulla poesia di Velimir Chlebnikov. Ha quindi esercitato per un certo tempo l'attività di traduttore di manuali tecnici dal russo part time. Alla redazione de Il Semplice conosce Ermanno Cavazzoni, Gianni Celati, Ugo Cornia, Daniele Benati, con i quali collabora per anni, cominciando a pubblicare i suoi scritti fortemente influenzati dalle avanguardie russe ed emiliane. È fondatore e redattore della rivista L'Accalappiacani, edita da DeriveApprodi. Vive a Bologna.
Specialista in lingua russa e francese, ha cominciato a scrivere nel '96 ed ha pubblicato diversi romanzi: dopo gli esordi di Le cose non sono le cose (Fernandel, 1999) e Bassotuba non c’è (DeriveApprodi, 1999), ha pubblicato per Einaudi Spinoza (2000), Diavoli (2001) Grandi ustionati (2001) Si chiama Francesca, questo romanzo (2002); con Feltrinelli Gli Scarti (2003) Pancetta (2004), Ente nazionale della cinematografia popolare (2005), Noi la farem vendetta (2006), Mi compro un gilera (2008); per Bompiani I quattro cani di Pavlov (2006) La vergogna delle scarpe nuove (2007). Con Laterza, dopo la ‘guida’ emiliana Siamo poi gente delicata, Nori ha pubblicato Baltica 9. Guida ai misteri d'oriente, con Daniele Benati (2008). Sempre nel 2008 è uscito Pubblici discorsi, per i tipi di Quodlibet.
Nell’agosto 2009, per la sesta edizione del Collecchio Video Film Festival, Paolo Nori ha tenuto il ‘pubblico discorso’ Siam poi gente delicata. Bologna Parma, novanta chilometri. La lettura è avvenuta in occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica di ParalleloZero “Metropoli Via Emilia. Da Pechino a Dakar via Novella”, evento concepito all’interno di “Città Difficili”, Focus del Collecchio Video Film Festival 2009.
Francesco Tullio Altan (2010)
Francesco Tullio Altan (Altan), disegnatore, è nato nel 1942 a Treviso
E’ da molti considerato il più grande vignettista satirico italiano ed è straordinario autore di fumetti.
Osannato dalla critica per le qualità non solo narrative e grafiche ma anche letterarie delle sue
opere, è noto per aver dato vita a un vasto universo di personaggi per adulti e bambini. Fra i primi,
oltre al famosissimo Cipputi archetipo dell'operaio, pieno d'ironia e di buon senso, e alle bellone
sexy dalla battuta pungente, hanno diffusione (non solo italiana) l'avventurosa Ada, lo squallido
Friz Melone, il fantastorico Colombo; fra i secondi, la cagnetta Pimpa, il personaggio favorito dei
bambini italiani tra i 2 e i 7 anni, e il camaleonte Kamillo Kromo.
Ha scritto di lui Edmondo Berselli: “un tipo misteriosamente fuori moda Altan, che però riesce
a essere perfettamente puntuale, praticamente medianico, con tutto ciò che è moderno. Riesce a
intuire l’avvento del famoso nuovo che avanza, lo fissa con gli spilli del sarcasmo e lo comprende
sino in fondo.”
Tra l’agosto e il settembre 2010 il Collecchio Video Film Festival, nell’ambito del Focus intitolato
a “Certi Eroi” - quelli misconosciuti o alternativi, silenziosi o combattivi, ma in ogni caso ‘diversi’
- ha dedicato l’evento speciale a Francesco Tullio Altan e ai suoi personaggi, a Cipputi e ai filosofi
proletari da panchina, con le oltre cinquanta tavole autografe raccolte nella mostra Cipputi sui
tetti: Francesco Tullio Altan e la Crisi, allestimento originale di Bomba di Riso in collaborazione
con Quipos. Interventi inaugurali di Luca Raffaelli, Rinaldo Gianola e Silvia Luzi, autrice del
documentario La battaglia della INNSE, proiettato all’interno della mostra.
Marco Chiarini (2011)
Dopo il diploma in scenografia teatrale all’Accademia delle Belle Arti di Urbino, frequenta i corsi
di Gianni Amelio e Daniele Segre al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si
diploma in Regia nel 2002. Realizza numerosi cortometraggi nei laboratori di Introduzione al
Linguaggio Audiovisivo per studenti e nel 2003 vince con il corto Normanno e Denisio il Torino
Sottodiciotto Film Festival dedicato ai prodotti audiovisivi delle scuole.
Tra i fondatori di Cineforum Teramo, ha realizzato vari documentari legati ai luoghi e alle
tradizioni dell’Abruzzo: tra questi, Il Bue di Zan Zopito. Le Voci della Festa (2003) e Basilio
D’Amico (2009) con cui vince il premio speciale della Giuria al festival Arcipelago di Roma.
Nel 2009 esordisce nel lungometraggio con L’Uomo Fiammifero, evento speciale del Giffoni Film
Festival, che fa incetta di premi in Festival nazionali e internazionali – tra cui il Cairo International
Film Festival for Children – fino alla candidatura al David di Donatello come miglior regista
esordiente.
E’ del 2011 il cortometraggio Omero bello di nonna, con cui riceve la menzione speciale ai Nastri
d’Argento.
Il Collecchio Video Film Festival 2011, all’interno Focus “Altre Forme di Vita”, ha realizzato la
mostra L’Uomo Fiammifero, o come ci inventammo il cinema. Storyboard, bozzetti, acquerelli e
fotografie della più grande avventura low budget del cinema italiano, dedicata all’allampanato e
misterioso personaggio creato dal regista Marco Chiarini. Per la prima volta in un allestimento
originale, i lavori preparatori che hanno creato l’universo fantastico del film. Materiali e tecniche
composite: storyboard, bozzetti, acquerelli, fotografie, macchine sceniche, effetti visivi che
testimoniano un inedito processo creativo per immagini, che precede il film e che continua
letteralmente a riscriverlo fino alla fine.
